Resoconto udienza del 18 aprile e ennesima nuova calendarizzazione

Oggi è iniziata con l’inghippo iniziale: le trascrizioni peritali delle intercettazioni ambientali, manco complete (cioè mancavano alcune di quelle richieste dai PM perché hanno sbagliato a far le fotocopie delle richieste) erano state depositate settimana scorsa, in particolare quella che per l’accusa è considerata più “incriminante” per Paska. Invece che “gli ho messo un bombone in bocca a casapound” però, il perito ha sentito e trascritto “è venuto a mettere un bombone ecc.” L’accusa si dev’essere risentita, perchè ha insistito affinché il perito riascoltasse l’audio e si avvalesse dell’aiuto di uno studio di registrazione per “pulire” il suono. Dopo queste pressioni, il perito ha infine ritrascritto quest’intercettazione con l’interpretazione dell’accusa, solo che poi l’ha depositata solo ieri alle 17:00, e quindi non era stato possibile per la difesa ritirarne copia prima di stamattina.
La difesa ha dunque chiesto il rinvio per l’impossibilità di condurre il controesame sul perito. Il giudice lì per lì ha detto qualcosa tipo “non c’è tempo”, senza rispondere formalmente alla richiesta e ha fatto iniziare l’udienza.
Ha deposto Monti, il perito in questione; su richiesta del giudice si è ascoltato il famoso audio. Non si sentiva granché, voci sovrapposte indistinguibili, sia nell’audio originale, quasi peggio in quello “pulito”. E’ stato ascoltato diverse volte. Al che Monti ha descritto i passaggi detti prima, e quando ha detto la sua conclusione, cioò che riteneva di doversi correggere perché effettivamente aveva detto “ho messo un bombone”, dal pubblico si è levato un sarcastico applauso e delle voci meno sarcastiche, al che il giudice ha fatto sgomberare l’aula dai compagni presenti tra il pubblico, che sono stati poi fermati dalla digos nella zona fumatori, mentre la celere è stata fatta entrare in tribunale ed aspettava poco lontano.
In assenza del suo avvocato, Paska ha deciso di autodifendersi, e in questa circostanza ha preso la parola per dichiarare che riconosce la voce intercettata come sua, ma che le parole che gli vengono attribuite non sono mai state pronunciate.
Sono stati poi nominati dei nuovi periti per le intercettazioni, che però hanno espresso delle perplessità sul riuscire a finire il lavoro in periodo di festività sotto pasqua.
L’udienza è proseguita parlando della macchina della madre di Paska, che la digos, nella sua testimonianza, sostiene di aver notato parcheggiata sotto il Panico il 2 e 3 gennaio, mentre il suo telefono risultava altrove. La difesa ha chiesto che si rinviasse l’argomento a una data in cui fossero presenti i legali di Paska, il giudice ha negato e ha fatto proseguire. Anche qui quindi Paska si è dovuto difendere da solo, e ha dichiarato che lui dal 31 in poi era a festeggiare altrove, assieme al suo telefono, e che la macchina l’aveva con sé e quindi la digos si dev’essere sbagliata.
Ha testimoniato pure un altro digos su un controllo di Ghespe effettuato in strada il 30/12, questo al fine di controbattere l’elemento difensivo della cartella clinica di Ghespe e la radiografia del suo piede fratturato a fine dicembre ’17. Il digos ha ovviamente detto che durante il fermo ghespe stava in piedi, senza gesso e non ha notato alcuna anomalia nella sua andatura.

Comunque, a parte ciò, la notizia più greve è che, viste le difficoltà dei periti delle intercettazioni (e le continue ingerenze dei PM nel loro lavoro, a quanto pare), la programmazione delle udienze è saltata, altro che “si finisce tassativamente il 9 maggio”. Slitta tutto a LUGLIO, e questo è il nuovo calendario:

25/6 – termine per il deposito delle intercettazioni ambientali
15/7 – udienza sulle intercettazioni
16/7 – requisitoria PM + parti civili
17 e 18/7 – arringhe difensive
22/7 – lettura dispositivo (sentenza).

Visto il calendario, Paska ha chiesto che il collegio facesse sapere al DAP che chiede un trasferimento per avvicinamento processuale, visto quanto saranno fitte le udienze. Anche oggi sembrava bello in forma!
Il pubblico, dopo le foto fatte ai documenti, è stato fatto rientrare, quindi Paska ha ricevuto calorosi saluti mentre veniva portato via a fine udienza.

Aggiornamenti dall’udienza del 4 aprile e nuova calendarizzazione delle udienze

All’udienza era presente Paska ed una decina di compagni. All’inizio Paska ha fatto una breve dichiarazione per mettere a conoscenza del fatto che gli sta venendo fotocopiata la corrispondenza nonostante non sia sottoposto a censura da parte dell’autorità giudiziaria. Per questo, vista la persistenza di una fastidiosa ulteriore sorveglianza nei suoi confronti, è rinnovata l’importanza di scrivergli per mostrare la nostra solidarietà per lui, e la nostra ostilità nei loro confronti. Successivamente ha deposto la digos in merito all’attribuzione di identità dei conversanti in alcune intercettazioni ambientali.

Poi è stata la volta dei periti nominati dal tribunale. Il medico legale ha fondamentalmente sostenuto che l’artificiere non ha subito lesioni potenzialmente letali e non è mai stato in pericolo di vita. Il perito dell’accusa, nonostante abbia insistito sulla possibilità che se le schegge dell’ordigno avessero colpito altre regioni avrebbero potuto avere conseguenze letali, ha convenuto sul fatto che il pericolo di vita non ci sia stato. Il perito della difesa ha sottoscritto le dichiarazioni di quello del tribunale e, con l’acquisizione del dato radiologico, ha confermato la distanza delle schegge da parti vitali e l’assoluta non micidialità dell’ordigno. La conclusione pressoché condivisa, quindi, è che siccome non c’è stato pericolo di vita, è possibile parlare al massimo di lesioni gravissime.

In seguito è stata la volta del genetista e del biostatistico nominati dal tribunale che hanno deciso di non effettuare una nuova analisi del dna in quanto, a detta loro, la quantità residua presente sul reperto era di 5 microlitri mentre le precedenti analisi effettuate dalla perita dell’accusa erano su campioni di 15 microlitri. Pertanto hanno solo controllato la correttezza dei calcoli e dell’analisi effettuati dall’accusa confermando che l’ipotesi accusatoria (ovvero che sull’ordigno sia presente il DNA di un soggetto che presumono sia Ghespe) era enormemente superiore a quella della difesa. Hanno comunque precisato che l’analisi del dna fornisce soltanto una probabilità, se pur alta, e mai una certezza, per questo loro non possono trarre conclusioni, questo compito spetta a chi giudica. Il genetista della difesa ha contestato il fatto che non siano state effettuate nuove analisi sul pur piccolo campione residuo (fatto che costituiva in effetti l’argomento del quesito posto dal tribunale) e che proprio l’accusa, a differenza sua, avendo precedentemente sostenuto in aula la non importanza della quantità di materiale e dei metodi d’analisi fosse perciò in contraddizione con se stessa. Il perito ha insistito che la presenza di 5 alleli su 7 sistemi comportasse la presenza di almeno 3 donatori sul campione (visto che ogni individuo può contribuire al massimo 2 alleli per sistema) e che, ovviamente, aumentando i soggetti in questione cambierebbe anche il rapporto di verosimiglianza. Inoltre interrogava sul fatto che, essendo di almeno 2 soggetti oltre all’artificiere il dna presente sul reperto, l’unico attribuito non potrebbe necessariamente rappresentare quello del “colpevole” e, a maggior ragione, avrebbe potuto essere presente fortuitamente, ad esempio per trasporto. Per la cronaca stiamo parlando di un campione misto la cui analisi ha riguardato 7 cellule. L’udienza è terminata con una nuova calendarizzazione delle udienze in quanto il perito che si occupa delle trascrizioni non era stato in grado di effettuare la trascrizione della mole di intercettazioni ambientali ed è stata necessaria la nomina di altri periti in suo supporto. Le udienze dell’11 e del 12 aprile perciò salteranno. Le prossime saranno quella del 18, dove dovrebbero essere trattate queste intercettazioni; il 24 dovrebbe esserci la requisitoria dell’accusa e delle parti civili, mentre il 29, il 30 aprile e il 6 maggio sarà la volta delle arringhe della difesa. Il 9 maggio è stata stabilita come data inderogabile in cui sarà emessa la sentenza. Paska, in forma e sorridente, ci ha salutato dicendoci che ci vediamo il 18 (alle ore 9).

aggiornamenti udienze e nuova calendarizzazione

ciao, alcuni brevi aggiornamenti dalle ultime udienze:

12 febbraio: è iniziata la trattazione dello specifico di Capodanno. Hanno deposto i testi dell’accusa (digos) e della difesa (digos e artificiere) sulla ricostruzione dei fatti.

14 febbraio: udienza sul DNA. Hanno deposto i consulenti dell’accusa e della difesa (genetisti). Se vi interessa un riassunto dettagliato di quest’udienza, contattate la mail del panico [panico2 – chiocciola – inventati.org]

21 febbraio: udienza sull’associazione a delinquere, testi dell’accusa (digos). La novità, rispetto alle carte d’inchiesta, è stata l’insistenza sui collegamenti tra i fiorentini e gli arrestati di Torino e del trentino.

28 febbraio: uno dei detenuti non aveva rinunciato alla traduzione in aula. All’inizio dell’udienza è arrivata la notizia che era malato e non poteva venire. Il giudice ha deciso però di aspettare il responso del carcere rispetto alla sua presenza. Infine, è stato riferito che il detenuto aveva una gastroenterite e quindi non sarebbe venuto; l’udienza a quel punto è saltata.
Hanno comunque rimaneggiato la calendarizzazione delle udienze:

7 MARZO -> Fine testi dell’accusa (digos sull’associazione), esame degli imputati da parte del PM. Inizio parte della difesa.

12 MARZO -> Giorno dei consulenti della difesa rispetto ai fatti di Capodanno. Ri-deposizione della genetista della polizia, è stato annunciato che ha rifatto le analisi che erano state messe in dubbio dal nostro genetista, senza accennare ancora ai risultati.

13 MARZO -> salta

14 MARZO -> Se vengono depositate le trascrizioni delle intercettazioni ambientali, si parlerà di quelle, altrimenti salta.

4 APRILE -> arringhe delle parti civili e dell’accusa

11 e 12 APRILE -> arringhe della difesa

18 APRILE -> SENTENZA.

Delle presenze in aula dei compagni prigionieri ancora non si sa; Paska e Ghespe con ogni probabilità non presenzieranno più.

Solidarietà ai compagni arrestati e indagati per l’Operazione ‘Renata’ in Trentino, per i prigionieri/inquisiti dell’operazione “scintilla” a Torino, a quelli di Scripta Manent e a tutti coloro che non abbassano la testa in questi tempi di repressione di Stato.

 

Aggiornamenti udienze

Durante l’udienza del 31 gennaio, pare che il giudice abbia ricevuto le prime 300 pagine di trascrizioni di intercettazioni e, non avendovi trovato nulla di interessante, abbia fissato un’udienza supplementare il 7 febbraio, chiedendo che PM e avvocati operassero una nuova selezione delle intercettazioni da trascrivere, questa volta più “calzante”.

 

Ieri s’è dunque tenuta questa breve udienza, a cui era presente Paska. Successivamente è stato “parcheggiato” per la notte a Sollicciano, dove è stato accolto da un piccolo saluto serale, che si spera abbia sentito, come si spera abbiano sentito anche Ghespe e Giova. In mattinata dovrebbe essere stato tradotto al tribunale di Teramo per l’udienza di oggi 8 febbraio.

E’ confermato l’inizio delle deposizioni dell’accusa rispetto al fatto di Capodanno il 12 febbraio. Il 14, invece, dovrebbero iniziare e concludersi le deposizioni degli sbirri/periti in merito al DNA. Le presenze in aula ancora non sono confermate, ma è probabile che a queste due udienze qualcuno dei 3 sarà presente.

Cogliamo l’occasione per mandare tutta la nostra solidarietà ai compagni dell’Asilo sgomberato dopo una resistenza di 36 ore sui tetti, e agli arrestati per 270 e per i cortei selvaggi di ieri. Non un passo indietro, se non per prendere la rincorsa!!

Sempre al fianco dei compagni colpiti dalla repressione!

Sotto trovate due manifesti scaricabili in pdf, formato a3.

Daje!

maniftorino

torino

 

 

Udienza del 20 dicembre

Oggi c’è stata un’udienza per l’Operazione Panico. L’unico imputato presente in aula era Paska, poco il pubblico. Ieri sera gli è stato notificato il 14 bis, per tre mesi, ed è venuto in aula per parlarne col suo avvocato. Ha chiesto a un avvocato di dirci di non preoccuparci se non siamo venuti, era impossibile comunicarci con tempi così stretti che sarebbe stato presente.
Insieme al suo avvocato, ha deciso di non chiedere la revoca del 14 bis, la sua situazione detentiva ora consiste nello stare in sezione, ma in cella singola, di non avere il fornello a gas né la TV in cella. E’ stata presentata istanza per i domiciliari presso sua madre, a Martinsicuro, motivata dal tempo giò trascorso in carcere e dal fatto che già è stato scarcerato e poi re-incarcerato, e quindi non si capisce perché permangano delle esigenze cautelari. I giudici si riservano di rispondere dopo il parere dei PM, presumibilmente intorno al 27/28 di dicembre dovrebbero dare una risposta.
Rispetto alla questione ammissibilità delle intercettazioni ambientali, i giudici si riservano di pronunciarsi più avanti, quindi per ora nulla di fatto.

Per quanto riguarda l’udienza, è stata più breve del previsto, perché metà dei testimoni (la gente che dice di esser stata aggredita o rapinata il 25 aprile) non si è presentata. Hanno concluso i testi sbirri del Melograno, contraddicendosi non poco rispetto alle deposizioni del primo processo del Melograno (quello contro Ale, Michele e Fra). Alcuni imputati non sono stati riconosciuti dai testi, sia per il Melograno che per il 25 aprile, altri sì.

Comunque, son state fissate altre date di udienza, il nuovo calendario ora è:

31 gennaio ore 12
12 febbraio ore 11
14 febbraio ore 10:30
21 febbraio ore 9
28 febbraio ore 9
7 marzo ore 12
12 marzo ore 11
13 marzo ore 9
14 marzo ore 9

I temi probabilmente trattati saranno, per il 31/1, la conlusione dei testi mancanti del 25 aprile, l’inizio dei due specifici del Bargello. Capodanno sarà una delle prime due date di febbraio, l’accusa descriverà come è stato prelevato il DNA e deporrà la perita della scientifica, Paola Montagna. E’ stato inoltre depositato il referto medico di Mario Vece, l’artificiere, ma oltre a ciò, l’accusa non ha citato testimoni per la ricostruzione dei fatti del 1 gennaio. Una volta depositate le trascrizioni delle intercettazioni, intorno a metà febbraio, dovrebbe deporre il digos Pampaloni per illustrare la loro interpretazione di queste, dopodiché dovrebbe essere finita la parte dell’accusa e dovrebbe iniziare la difesa.
Il presidente oggi ha espresso la volontà di terminare il processo con l’udienza del 14 marzo.

 

AGGIORNAMENTI PROSSIME UDIENZE

Giovedì 13 dicembre l’udienza è stata rinviata, come preannunciato, per malattia di uno dei giudici. E’ stato reso noto, inoltre, che il perito incaricato delle trascrizioni delle intercettazioni ha perso un mese di tempo, perché non si trovavano i file audio (…). Quindi la data di consegna delle trascrizioni slitterà probabilmente di un mese, dal 10 gennaio a metà febbraio. E’ possibile che anche in base a ciò siano state calendarizzate le prossime udienze per l’Operazione Panico:

  • 20 dicembre: conclusione testi accusa per i fatti del Melograno e del 25 aprile
  • 14 febbraio ore 10:30: episodi relativi alla prima sede del Bargello, assalto e bomba carta (gennaio/febbraio 2016)
  • 21 febbraio ore 9: (forse) inizio del botto di Capodanno
  • 28 febbraio ore 9: (forse) perizie DNA
  • 7 marzo ore 12
  • 12 marzo ore 11

Non prendete come certi i temi trattati in ciascuna udienza, non è dato sapere con che velocità procederanno le testimonianze e il dibattimento. Per il momento si sa che Ghespe non sarà presente all’udienza del 20/12. Ci vediamo a capodanno sotto Sollicciano!

Resoconto dell’udienza dell’8 novembre

Giovedì 8 novembre c’è stata la terza udienza per l’Operazione Panico. Come si sia svolta, non si sa e alla fine non ci interessa più di tanto. I fatti si commentano da soli.

In aula erano presenti Giova, Ghespe e Paska, qualuno degli imputati, e un pubblico di compagni. Non appena è iniziata l’udienza, Paska ha chiesto la parola, tramite il suo avvocato, per leggere una dichiarazione. E’ arrivato in aula con i segni delle botte prese nel carcere di La Spezia la mattina stessa, prima della traduzione a Firenze. Ha iniziato a leggere la sua dichiarazione, che cominciava narrando il pestaggio da parte dei secondini, ma il giudice ha ordinato subito che gli venisse spento il microfono, blaterando che ciò che stava dicendo non era pertinente al processo, che quella non era la sede competente per  denunciare quei fatti e cazzate simili. Paska, nonostante ciò, ha continuato a leggere alzando la voce, ma è stato strattonato via dalle infami guardie, che hanno tentato di strappargli di mano i fogli, rinchiudendolo nei sotterranei del tribunale. I compagni presenti e gli imputati si sono alzati protestando rumorosamente, e per tutta risposta il giudice ha espulso il pubblico dall’aula. A quel punto, anche gli imputati sono usciti per confrontarsi con gli altri, mentre l’avvocato di Paska ha chiesto che fosse riammesso in aula, anche nella gabbia se necessario, e ha ricordato che il suo assistito è da qualche giorno in sciopero della fame per protestare contro le condizioni detentive e per chiedere il trasferimento ad un altro carcere. Al giudice, ovviamente, gliene importava ben poco, e ha disposto che Paska rimanesse chiuso nelle celle sotterranee. Gli imputati sono rientrati in aula per leggere una breve dichiarazione, affermando che anche il giudice è complice dei maltrattamenti che sta subendo Paska in carcere, ribadendo la solidarietà ai tre compagni prigionieri e la volontà di non continuare ad assistere all’udienza. Il giudice ha provato a interrompere quasi subito, parlando sopra al compagno che stava leggendo la dichiarazione, al che gli imputati sono usciti dall’aula definitivamente. Sappiamo che subito dopo anche Giova e Ghespe hanno chiesto di essere portati via, e la cosa ha forse provocato nel giudice un ripensamento, perché ha fatto richiamare Paska per chiedergli se volesse tornare in aula. Il compagno ha assentito, e così pure Giova e Ghespe. I compagni imputati invece sono rimasti all’esterno del tribunale, dove alcuni hanno improvvisato un breve presidio nei pressi del cancello d’ingresso, per poi riunirsi con gli altri nell’attesa di salutare i compagni al termine dell’udienza. Questo però non è stato possibile, perché i tre, a fine processo, sono stati caricati in fretta e furia nei furgoni cellulari che hanno fatto un pezzo di strada in contromano per non passare davanti ai compagni, ma si sa, la miseria umana dei secondini non ha confini.

La giornata si è conclusa con un giro per i quartiere di Sant’Ambrogio e un banchetto in una piazza dello stesso quartiere.

Esprimere solidarietà attiva nei confronti di Giova, Paska, e Ghespe è, in questo momento, sempre più urgente, ricordiamo che Paska è in sciopero della fame dal 5 Novembred, ed è compito nostro fargli sentire il nostro sostegno e la nostra complicità.

Domenica 18 ottobre, dalle ore 15:00 saremo sotto al carcere di La Spezia,

sportivi e incazzati!

Resoconto della giornata del 9 ottobre, prima udienza del processo

Ieri, martedì 9 ottobre, si è tenuta la prima udienza (rinviata dal 12 luglio) del processo per l’operazione “Panico”. Un folto pubblico di compagni e compagne ha accolto calorosamente l’ingresso in aula dei 3 compagni prigionieri presenti all’udienza, provocando la stizza crescente del presidente del collegio giudicante. I tre hanno risposto ai saluti sorridendo e salutando, mentre le guardie infami li strattonavano verso il loro posto, in prima fila; non sono stati messi nelle gabbie, bensì a fianco dei difensori, divisi dagli altri coimputati da un muro compatto di secondini. Mossa che comunque non ha impedito lo scambio di sguardi, baci, e segnali d’affetto tra noi e loro. L’udienza s’è svolta secondo noioso copione: c’è stata nuovamente la discussione sull’ammissibilità delle parti civili, i giudici si son ritirati per deliberare, per poi rientrare e proclamare il fatto che, anche a processo riunito, tutte le parti civili (già citate per l’udienza preliminare) sono ammissibili. Successivamente c’è stato un breve dibattito in merito all’ordine temporale con cui disporre le perizie sulle intercettazioni rispetto alle testimonianze (se prima, dopo o durante), e la richiesta delle prove da parte di accusa e difesa. L’udienza è terminata con la calendarizzazione delle successive quattro udienze:

18 ottobre 2018: introduzione all’inchiesta, parla il capo della Digos;

  • testi (sbirri) sulla rissa del Melograno del 21 aprile 2016
  • testi (digos) sulla presenza sotto la questura della stessa notte, dopo gli arresti
  • testi (digos) sul banchetto antimilitarista del febbraio 2016

8 novembre 2018:  testi dell’accusa sui fatti del 25 aprile 2016, presidio e corteo in solidarietà agli arrestati

13 dicembre 2018: da definire

20 dicembre 2018: da definire

Per quanto riduarda le presenze in aula, abbiamo saputo che durante l’udienza i tre si sono consultati e han deciso di non presenziare all’udienza del 18 ottobre; se fosse confermato, saremmo ben contenti di disertare pure noi le aule di tribunale. Hanno ipotizzato invece di essere presenti all’udienza dell’8 novembre, ma attendiamo di capire la loro decisione definitiva.

La giornata è continuata sotto il carcere di Sollicciano, per un ulteriore saluto ai nostri compagni, e ai detenuti tutti: purtroppo non abbiamo potuto farci sentire anche da Paska, poiché appena finita l’udienza è stato tradotto nuovamente al carcere di La Spezia (quantomeno speriamo abbia sentito le grida al passaggio dei tre cellulari). Il presidio è stato animato da cori, grida, musica e fuochi d’artificio, ed è stato illuminato da un incendio appiccato all’interno di una sezione, che ha avvolto una parte del carcere nel fumo per diverso tempo, richiedendo l’intervento dei pompieri.

Ci siamo poi spostati verso il centro, e con un agile giretto abbiamo lasciato un po’ di segni del nostro passaggio, parole di rabbia e di solidarietà che spiccano sul bianco opprimente della città del “decoro” e della “bellezza” della mercificazione totale.

La giornata s’è conclusa sul sagrato della chiesa di S. Spirito, oggetto in questi mesi delle attenzioni di sindaco, sbirri e giornalisti servili per via dell’ennesima ordinanza “antidegrado” che vieta il “bivacco” (ovvero il semplice stare in piazza) dopo una certa ora della sera. Abbiamo allegramente bivaccato con cibo e vino fino a quando ne abbiamo avuto voglia. La giornata è stata tutto sommato positiva, nonostante non ci fosse niente da “celebrare” per l’inizio del processo, ma speriamo che questi piccoli gesti di solidarietà possano scaldare il cuore dei nostri compagni ancora in ostaggio nelle patrie galere… Un grazie di cuore va ai compas di ogni parte della penisola (e non solo) venuti a Firenze per l’occasione, per la loro presenza, per il loro fomento, per la loro forza contagiosa.

Con rabbia & amore.

P.S. Il nuovo indirizzo di Paska, trasferito al carcere di La Spezia, è: Pierloreto Fallanca, C.C. La Spezia, piazza Falcone e Borsellino 1, 19125 La Spezia

P.P.S. Il nuovo Iban del conto a sostegno delle spese legali e dei prigonieri è: IT71Q3608105138290113490114

Manifesto delle presenze in aula

LUNGA VITA AI RIBELLI

Italia, anni 10 del ventunesimo secolo. Nel pieno del delirio securitario fatto di telecamere, polizia ed esercito ovunque, si organizza e si arma l’odio razzista e fascista. Mentre il ributtante “uomo della ruspa” conquista il Ministero degli Interni con la complicità del qualunquismo pentastellato, i fascisti di Casapound, Forza Nuova e altre formazioni moltiplicano la loro presenza sul territorio con nuove sedi, librerie, adunate e ronde contro i più poveri. Mentre le aggressioni fasciste ormai non si contano più, l’odio che fomentano ha già aperto il fuoco. E’ successo a Macerata, Firenze, Rosarno, Napoli, Milano.

Firenze, anni 10 del ventunesimo secolo. Come in altre città, la polizia strangola ogni tentativo di autorganizzazione e lotta, sgomberando le occupazioni e attaccando cortei, presidi e banchetti informativi a suon di botte, denunce e arresti. Il messaggio è chiaro: nel centro storico si vorrebbero lasciare solo ricchi, turisti e forze armate. Chi non porta denari e non alimenta il profitto deve semplicemente sparire dalla città. Chi protesta, pure. Lo si è visto, ad esempio, nel febbraio 2016 in Piazza Sant’Ambrogio, quando alcuni compagni vengono portati in questura e denunciati per un banchetto informativo. Lo si è visto nell’aprile dello stesso anno, in Via Aretina, quando il semplice rifiuto di dare i documenti scatena una caccia all’uomo da parte di decine di poliziotti e carabinieri e una rissa tra anarchici e forze dell’ordine, che portano a tre arresti.

E’ la democrazia che serra i ranghi, per assicurare l’ordine della sottomissione e dello sfruttamento.

A seguito dell’attentato di Capodanno 2017, quando un artificiere della polizia particolarmente decerebrato si è gravemente ferito tentando di disinnescare un ordigno contro la libreria di Casapound “Il bargello”, il 31 gennaio è scattata l’Operazione Panico contro alcuni di quelli che non ci stanno: gli anarchici fiorentini. Nel giro di pochi mesi questa operazione ha portato a due sgomberi (Villa Panico e la Riottosa), decine di misure cautelari, diversi fermi e arresti. 40 compagni e compagne si trovano al momento sotto processo, accusati a vario titolo per iniziative non autorizzate e attacchi alle sedi dei fascisti, con imputazioni che vanno dalla manifestazione senza preavviso al danneggiamento, fino all’associazione a delinquere, la fabbricazione e il porto di ordigni esplodenti, il tentato omicidio. Tre compagni, Ghespe, Giovanni e Paska, si trovano in carcere da mesi, mentre un quarto, Nicola, è tuttora sottoposto all’obbligo di dimora e firma a Firenze. Ghespe, principale indiziato per l’attentato di Capodanno, viene processato a parte e vedrà la prima udienza dibattimentale il 4 luglio, mentre per tutti gli altri il dibattimento comincerà il 12 luglio.

Se l’impianto accusatorio appare particolarmente debole e gli indizi ridicoli (per non dire inesistenti), non ci interessa entrare nel merito della loro colpevolezza o innocenza. Sono anarchici, e tanto basta: alla magistratura per incarcerarli, a noi per sentirci complici e solidali. Siamo tutti colpevoli di lottare contro un mondo di sfruttamento e sottomissione, contro una città sempre più plastificata e militarizzata, contro gli assassini in camicia nera o verde. Quando la brutalità fascista e razzista prende spazio, si organizza e spara, la protesta culturale e politica non basta più, mentre l’antifascismo da campagna elettorale in stile PD fa solo schifo.

Colpire direttamente i fascisti è giusto e urgente.

MERCOLEDÌ 4 LUGLIO ORE 9 PRESENZA IN AULA PRESO IL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI FIRENZE (NOVOLI) PER SALUTARE GHESPE, GIOVEDI 12 LUGLIO PER SALUTARE GIOVA.

Per stare sempre al fianco dei nostri compagni prigionieri nel carcere di Sollicciano

Il 4 luglio alle 18 ritrovo in Santo Spirito per banchetto distro, apericena benefit e chiacchiere di aggiornamento sull’ Operazione Panico.

scarica il manifesto in formato pdf: MANIFESTO 4 LUGLIOdef

flyer delle presenze in aula:

scarica il flyer in formato pdf: FLYER LUGLIOpdf

 

Nella Capitale della Repressione

Volantino uscito a Firenze nell’aprile 2017, in seguito all’aggravamento di misura cautelare di due compagne e un compagno già coinvolti nell’Operazione Panico per delle scritte sui muri.